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Qualsiasi ferita del corpo, quando guarisce, subisce varie trasformazioni. Prima di tutto si forma un coagulo di sangue. Questo coagulo, maturando, viene colonizzato da cellule dei tessuti circostanti che andranno a riparare la zona danneggiata. Secondo Melcher, quando guarisce una ferita vicino ad un dente le cellule circostanti che possono colonizzare il coagulo sono di 4 tipi (figura 3):
Tutti sappiamo che un piccolo taglietto sulla pelle rimargina senza lasciare traccia, mentre se uno si taglia un dito, la ferita guarisce ma il dito non ricresce. Una ferita parodontale, quando guarisce, non ritorna alla situazione originale: l’osso perso non si riforma, la gengiva cresce rapidamente lungo la radice con una guarigione che si definisce riparativa, cioè con degli esiti. L’ipotesi di Melcher è che mettendo una barriera fisica tra il coagulo e i tessuti molli (da dove possono provenire le cellule del tipo 1 e 2) si favorisce la colonizzazione del coagulo da parte di cellule del tessuto osseo e del legamento parodontale (tipo 3 e 4), che sono quelle che ci interessano poiché permettono il miglioramento certo delle condizioni di salute del dente.
Sulla base di questo principio le tecniche rigenerative fanno uso di membrane semipermeabili (che permettono il passaggio di acqua e piccoli soluti ma non di cellule) che si posizionano sulla zona da rigenerare a garantire la formazione di nuovo apparato di sostegno del dente.
Le membrane che si usano per questo tipo di interventi possono essere riassorbibili o non riassorbibili. Le prime vengono “digerite” dagli enzimi dell’organismo, mentre le seconde sono di un materiale inerte che rimane inalterato nel tempo. Le membrane riassorbibili non devono essere rimosse, ma hanno un limite nella quantità di rigenerazione che si può ottenere. Le membrane non riassorbibili invece vanno rimosse una volta che la rigenerazione è avvenuta. Lo svantaggio dovuto alla necessità di un secondo intervento per rimuovere la membrana è controbilanciato dal fatto che, in casi molto complessi permettono di ottenere risultati che l’altro tipo di membrane non consente di raggiungere.
Sulla scia dell’intuizione di Melcher si sviluppò un’altra modalità di rigenerazione finalizzata alla ricostruzione di osso. Quando non ci sono piú i denti, è necessaria una quantitá di osso minima se si
vuole sostituirli con una protesi fissa su uno o piú impianti. Ricordiamo che l’implantologia (figura 4) è la branca dell’odontoiatria che fa uso di viti in titanio (un metallo) per la sostituzione di denti mancanti.
Queste viti in titanio si inseriscono nell’osso, e dopo alcune settimane di guarigione possono essere usate come ancoraggio per le protesi dentali. Quando l’osso nella zona in cui dobbiamo inserire gli impianti è insufficiente per posizionarli correttamente è possibile ricorrere alle tecniche rigenerative. La rigenerazione ossea guidata (GBR, dall’inglese guided bone regeneration) è una delle tecniche che permettono di ottenere i volumi adeguati di osso dove inserire i nostri impianti.
Analogamente alla GTR, da cui è nata posteriormente, è necessario posizionare una membrana semipermeabile, che isoli il coagulo dalle cellule dei tessuti molli e permetta la colonizzazione dello stesso da parte di cellule provenienti dal tessuto osseo, con formazione di nuovo osso.